Contatore sito
Ugo Maiorano
quando la tammorra diventa una scelta di vita
"A Vita è bella pecchè sabball"
( Nando Citarella )
ugomaiorano.it
Vai ai contenuti


Frenetiche tammorre per la Madonna delle Galline

Tutti in processione con la Vergine. Centinaia di fedeli e musiche travolgenti. Sfrenate tammorre, irrefrenabili giorno e notte. Canti festosi dai ritmi corali. E’ questo il magico scenario che si dispiega, sotto gli occhi di devoti e turisti il giorno della Domenica in Albis, a Pagani in onore della Madonna delle galline. In questa festa fede e folklore, che sembrano talvolta diametralmente opposti risultno perfettamente fusi tra loro.
Di misteri e di prodigi è intessuta la storia di  tale ricorrenza. Il primo interrogativo riguarda l’arcana denominazione di questa “Madonna Incoronata del Carmine”, da tutti chiamata "delle galline": esiste una diatriba tra gli storici. V'è chi (R. Ammirante) collega l’appellativo della Vergine al fatto che proprio alcune galline, razzolando, trovarono il quadro di una Madonna Nera e vi è invece chi (Fiorentino Di Nardo) lo fa risalire all'usanza dell'offerta di tali animali a Maria. certo, è singolare che un pennuto, come la gallina, così domestico e quotidiano, acquisti una valenza così pregnante: evidentemente non va esclusa l’ipotesi che proprio questo animale era considerato nelle antiche tradizioni come “psicopompo”, cioè come capace di accompagnare le anime nell’Aldilà.
Particolarmente varia ed elaborata è l'articolazione del rito di domenica. Dal Santuario, di notevole fattura barocca, arricchito di molte opere d'arte, esce di mattina in processione l'ottocentesca statua della Vergine, su cui si vanno a depositare molti colombi che, liberati dai fedeli, si affiancano  alle galline sul piedistallo. Insieme restano immobili, tra fuochi d’artificio e  canti. Nel pomeriggio poi, mentre la processione avanza nel suo silente cammino, vi è il raduno dei tammorrari, provenienti da molteplici località, che, lasciando grande spazio all’improvvisazione, accompagnano tradizionalissimi canti “a figliola” con danze tanto sfrenate da avere quasi un ruolo di esorcizzazione collettiva dall'Angoscia.
Non sorprendano a questo punto i testi dei canti, dai contenuti sibillini, eseguiti per la Madonna delle galline, fra i quali segnaliamo due storie di sangue e morte: una che allude a un bizzarro desiderio di evirazione e un’altra che narra di una fanciulla, la quale, per "difendersi" dal primo bacio dello spasimante, lo accoltella, mettendone il sangue in un'ampolla. Richiami questi alla Morte che, però, acquistano un significato emblematico e concreto da collegare alla spasmodico sogno umano di liberarsi a tutti i costi, se pur per un breve attimo, dalle inquietudini quotidiane che ci stringono e attanagliano. I fedeli hanno con la Vergine un dialogo "diretto": Roberto De Simone ricorda di aver visto una donna, che, disperata per la morte di un figlio appena nato e caduta quasi in trance, si denudò il seno per far vedere alla Vergine come esso sarebbe stato ancora capace di allattare il figlio.
Il richiamo all'Angoscia è chiaramente ravvisabile nel momento conclusivo della festa, intriso di poetica simbologia. Mentre la statua verso il tramonto rientra silenziosamente in Chiesa, i tammorrari danno vita alle loro “performances” improvvisate, eppur espressione di un’arte consolidata e raffinata. La tammorra, con il suo ritmo incessante e quasi ossessivo, libera le energie compresse nell’animo e nella mente degli esecutori, mimando, con il suo scandire fortemente i tempi, i battiti del cuore e il battere la terra danzando. E così i tammorrari vanno avanti instancabili per tutta la notte, fino al mattino. E’questo il momento in cui essi attendono la riapertura dei battenti del Santuario, per consegnare le "tammorre" a Maria come pegno di fede e richiesta di protezione di fronte all'incalzante fragilità della vita umana.

Ugo Maiorano
Tutti i diritti sono riservati
Torna ai contenuti