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Ugo Maiorano
quando la tammorra diventa una scelta di vita
"A Vita è bella pecchè sabball"
( Nando Citarella )
ugomaiorano.it
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“Tammorra felix”
 
 
“Tammorra felix”: due parole che hanno una storia lunga quanto la civiltà mediterranea e importante quanto il rapporto che l’uomo ha con la storia e con l’esistenza stessa. La tammorra, strumento musicale antico eppur moderno, esprime -con il suo ritmo travolgente- il pulsare del sangue, i battiti del cuore, la forza della passione. Il suo nome contiene vocali e consonanti che evocano sensazioni profonde: la “t” e la “m” rendono perfettamente il colpo forte che scatena il suo suono; la “o” esprime la sua forma rotonda a mo’ di sole, simbolo di luce e di vita; la “r” racchiude il suo suono rotolante; la vocale ”a” fa percepire all’ascoltatore la sua meraviglia.
 
Originaria dell’antica Fenicia, la tammorra ha avuto come sue antenate, nell’antica Grecia, la sicinnide, la sfrenata danza dei satiri, adoratori del culto di Dioniso e Cibele, e la pirrica, un ballo di carattere giocoso, ma anche guerresco, che riproduceva ritmicamente i movimenti di attacco e di difesa di una battaglia militare, simbolo della guerra della vita.
 
La tammurriata vince e supera anche le distanze. Il suo ballo è diffuso nelle aree più diverse del territorio: dalle zone di montagna a quelle di mare. Due elementi spaziali che sono in rapporto con l’infinito: essi, infatti, confinano con il cielo e danno il senso di un potentissimo slargamento dell’orizzonte.
 
Durante la tammurriata, si forma, quasi spontaneamente un cerchio che avvolge musicisti, danzatori e pubblico. Il cerchio è un elemento dotato di un simbolismo possente e salvifico: esso rinvia alla perfezione e, nello stesso tempo, al carattere concavo del ventre, per cui il cerchio è considerato come espressione anche della rigenerazione della stirpe umana.
 
Ma anche l’aggettivo latino “felix” ha una storia affascinante e fondante per la vita dell’uomo. Esso, che rimanda ai concetti di “abbondanza” e “ricchezza”, è connesso anche alla “prosperità” del generare. Esso, secondo gli antichi, si ricollegava non tanto alla buona sorte della nascita (questo concetto è meglio espresso dal termine “fortunato”), quanto al poter disporre di tutto quello che può “ingenerare” l’appagamento dei desideri e che deve essere conquistato dall’uomo.
 
Fu un poeta molto legato alla storia di Napoli, Virgilio, che considerò la “felicità” come la concretizzazione di un “nuovo ordine di secoli”, fondati sul benessere e sulla pace, due grandi sogni dell’Umanità. Ed ancora Virgilio chiamò il saggio “felice” perché sa elevarsi oltre la mentalità ed i pregiudizi della massa informe, spaziando in un’atmosfera superiore.
 
Perciò la nostra Associazione, denominata appunto “Tammorra felix”, si avventura lungo un percorso complesso ma -speriamo- gratificante, che si esplicherà in eventi, concerti, lezioni-spettacolo, performance che avranno alla base non solo la comunicazione musicale e culturale, antropologica e giornalistica, ma anche interventi a livello psicologico volti a garantire assistenza e consulenza a coloro che la richiederanno.
 
Il nostro messaggio è questo: la cultura della “tammorra felice” non è un ritorno al passato, ma la speranza che con i grandi valori di sempre (l’amicizia, la pace, la solidarietà, la socializzazione che il ritmo della tammorra possono comunicare) si possa dare vita a una società più a misura d’uomo, che sappia affrontare le sfide del domani. Insieme. Con gioia. E con profonda speranza.
 
 
Ugo Maiorano
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